Discussione: Ardea de'Taddei
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Vecchio 22-01-2010, 02.20.57   #151
Guisgard
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ARDEA DE' TADDEI

LXXIX

“Cavalieri forti e feroci incontrerai
sul tuo cammino. Ed al tuo fianco
troverai solo la tua Fede ed il tuo
coraggio.”
(Le Geometriche, libro V)


Il nostro scudiero non impiegò molto a riconoscere quei tre cavalieri.
Erano tre fratelli, appartenenti ad una nota famiglia che vantava una nomea alquanto ambigua.
I loro nomi erano Bartolo, Antonio e Bienzo, della famigerata stirpe dei Merchitti.
Erano mercenari senza scrupoli e nel vederli Biago capì che la situazione sarebbe potuta precipitare molto presto.
“Perché siete ricorsi ai servigi di questi cavalieri?” Chiese a Lugos chiamandolo in disparte.
“Perché noi Carditesi siamo da sempre gente pacifica, tranquilla” rispose Lugos “ed aliena alle armi ed all’arte di procurar danno al prossimo.”
“Questi cavalieri invece” ribatté Biago “sono proprio l’opposto della tua gente! Sono avidi e bellicosi!”
“Conosci forse un altro modo per riportare la pace a Cardizia?” Chiese Lugos. “O per poter liberare il tuo compagno?”
Biago non rispose nulla. Decise di aspettare l’evolversi degli eventi, sperando, in cuor suo, che tutto ciò non li avrebbe condotti alla rovina.
“Chi è tra voi” cominciò a chiedere ser Bartolo dei Merchitti “che è appena tornato dalle prigioni di quel luogo?”
I due compagni fuggitivi di Biago, intimoriti al solo pensiero di dover ritornare in quel posto, restarono in silenzio, palesando la natura remissiva del loro popolo.
Biago invece, ansioso di ritornare a cercare Ardea, rispose lesto a quell’appello.
“Sono io, cavaliere.” Rispose facendo un passo avanti.
“Bene” disse ser Bartolo “e allora ci farai da guida conducendoci nel palazzo di quelle maledette.”
In breve furono pronti per partire.
Assieme ai tre cavalieri e a Biago, si aggiunse un piccolo drappello formato da Lugos ed alcuni dei suoi.
Ripercorsero a ritroso il cammino che i fuggitivi avevano fatto e si ritrovarono al corso d’acqua.
Da qui scesero sotto le mura di Cardizia, arrivando alla galleria che li avrebbe condotti nelle segrete.
Lugos ed i suoi avrebbero atteso qui, senza procedere oltre, i quattro, attendendo un segnale per intervenire. Altri dei suoi stavano per giungere dalla foresta e, dietro le indicazioni dei tre cavalieri, si appostarono attorno alla grande porta che dava l’accesso a Cardizia.
In una cella delle segrete intanto, Ardea era stretto tra dubbi ed interrogativi.
Si chiedeva cosa sarebbe stato di lui e cosa stessero facendo, quelle donne, al suo scudiero. Inoltre non riusciva a togliersi dalla mente quella bellissima donna che gli aveva donato una passionale notte d’amore per poi farlo rinchiudere in quella cella.
Ad un tratto percepì dei rumori confusi. Ebbe subito il sentore che non fossero le guardie.
Un attimo dopo, alcune pietre della parete iniziarono a scuotersi. Poi, come spinte dall’esterno, vennero avanti e mostrarono un passaggio scavato nella parete.
“Salute, cavaliere!” Disse una voce stridula. “So che si ozia bene qui dentro, ma, credimi, fuori si sta meglio!”
“Per la barba del demonio!” Esclamò Ardea, che aveva riconosciuto quel mezzo matto incontrato nell’anticamera del palazzo.
“Calati qui dentro e seguimi!” Disse con tono spiccio quel pazzo.
Ardea, senza farselo ripetere, seguì le indicazioni di quel singolare individuo ed in breve i due si ritrovarono in una galleria semi illuminata dalle fessure che si aprivano sulla volta.
Intanto, negli appartamenti regali di quel palazzo, Alaida era tormentata da ciò che gli diceva il suo cuore.
Fissava il ritratto di Icaro sul soffitto e amare lacrime scendevano sulla sua rosea e vellutata pelle.
Malediva se stessa, il suo destino e la potenza di Amore.
Aveva fatto di tutto per sfuggirgli, per riparasi dai suoi dardi. Aveva tentato di rendere come la pietra il suo cuore, convinta che le sue frecce non avrebbero potuto scalfirlo.
Aveva vissuto con il ricordo del giuramento fatto a sua madre, che mai avrebbe ceduto alle illusioni di Amore.
Ma erano bastati gli occhi azzurri di un misterioso cavaliere per far diventare tutto ciò un’eterea convinzione.
Ma, all’improvviso, alcune grida la destarono dai suoi tormenti. Corse ad aprire la porta per capire cosa stesse succedendo.
Ma una sua guardia la precedette, entrando di corsa nella stanza.
“Mia regina” disse ansimando la donna “tre cavalieri pesantemente armati e ferocemente determinati sono penetrati dalle segrete. Hanno assalito a tradimento le altre guardie ed hanno appiccato il fuoco nei sotterranei. Hanno poi, con l’aiuto di alcuni complici, fatto aprire la porta grande e gli uomini della foresta, anch’essi armati, sono entrati a Cardizia!”
Un brivido di paura misto a collera percorse il volto di Alaida.
Ma l’amazzone guerriera non si perse d’animo.
“Raduna ciò che resta della guardia reale” ordinò alla sua soldatessa “e attaccate senza pietà quei marrani!”
Poi corse verso un baule d’ebano finemente intarsiato e lo aprì.
Estrasse una luminosa spada che emanava intensi ed aurei bagliori.
“Vediamo se la scritta che rechi incisa sulla tua lama” disse fissando quella superba spada “saprà ricacciare di nuovo negli inferi i demoni che ci assalgono!”
Impugnò allora la sacra Parusia, sottratta al cavaliere imprigionato e si diresse verso quelle grida che si diffondevano disperate per tutto il palazzo.


(Continua...)
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AMICO TI SARO' E SOLO QUELLO... E' UN SACRO PATTO DA FRATELLO A FRATELLO
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