Discussione: Ardea de'Taddei
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Vecchio 27-10-2009, 02.37.11   #100
Guisgard
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ARDEA DE' TADDEI

XXVII

“Proteggeteci voi, angeli e
ministri della grazia! Sii tu un
benigno spirito o un folletto,
scendan con te soffi celesti o
raffiche d’inferno, intenti buoni
oppur malvagi, tu t’avvicini in
modo ch’io ti voglio interrogare.”
(Amleto, I, IV)


Nella corte scese un irreale silenzio e tutti aspettavano di conoscere l’esito di quel mortale duello.
Il re aveva già fatto preparare la corazza e le armi del suo campione, quando Ardea prese la parola:
“Vostra maestà. Nobili baroni. Io, da cavaliere devoto e fedele alla corona, accetto di buon grado la sfida, pronto a lavare l’onta che l’arroganza di costui ha portato su di noi.”
“E sia!” Proclamò il re.
“Ma non ora, maestà!”
A quelle parole di Ardea l’intera corte fu scossa da agitazione ed inquietudine.
Tutti si levarono in piedi ed iniziarono a biasimare le parole di Ardea, inveendo contro di lui.
Il re però, conoscendo il valore ed il coraggio del suo cavaliere, zittì i presenti e prese la parola:
“Cavaliere, che storia è questa?”
“Maestà” rispose Ardea “sapete bene che non temo la morte più di quanto non mi disgusti la viltà. Accetto la sfida del mio avversario, ma non ora.”
Di nuovo i presenti protestarono a quelle parole.
“Cosa vi impedisce” chiese turbato il re “di combattere oggi?”
“Sire” rispose con voce rotta Ardea “ho ricevuto proprio oggi un funesto messaggio.”
“Che messaggio?” Chiese il re.
Ardea mostrò il biglietto al re, che appena l’ebbe letto cadde come tramortito sul suo regale seggio.
“Si, maestà” disse Ardea “il duca, padre mio e vostro alfiere, è prossimo a ricongiungersi all’Onnipotente. In fin di vita chiede di rivedermi. Vi prego di acconsentire che io parta subito.”
“Nulla in questa corte” iniziò a dire il re dopo un momento di smarrimento, causato da quel biglietto “vi tratterrà. Tuttavia le regole della cavalleria vi impongono, per rinviare il duello, di chiedere il consenso al vostro avversario.”
“Giammai, che io sia dannato!” Tuonò con arroganza ed ira il cavaliere senza nome. “Questa è solo una meschina scusa per salvarsi dalla mia collera!”
“Mettete quindi in discussione la parola e l’onore di un nostro cavaliere?” Gridò alterato il re.
“Certo!” Rispose il cavaliere. “E con forza!”
“Cavaliere” intervenne Ardea “benché sembrate alieno ad ogni regola di cortesia ed onore, non potete ignorare la pietà di un figlio verso il padre morente.”
“Sciocchezze!” Rispose il cavaliere. “La meschinità umana non ha fine, come non hanno fine le menzogne che può inventare!”
“Non vi curate dunque del mio dramma, marrano?”
“Per niente!” Rispose quasi ridendo il cavaliere. “In voi non c’è né pietà né amore. Come in tutti gli uomini. E se davvero avete un padre sul punto di morte, vorrà dire che morirà da solo, come ha vissuto fino ad ora, visto che non ha un degno figlio!”
Benchè quelle parole suonavano infamanti e provocatorie, tanto da offendere tutti i presenti, Ardea non rispose nulla.
In cuor suo infatti sapeva che quel cavaliere diceva la verità.
Egli si era dimostrato un figlio indegno, senza amore né onore e meritava il veleno di quelle accuse.
Tuttavia, il desiderio di rivedere e dire addio al caro padre, erano troppo forti.
“Cavaliere” iniziò a dire “quella è la mia corazza ed accanto sono riposte le mie armi. Se volete cominciare il duello fate pure, ma sappiate che io non le adopererò. Combatterete quindi con un nemico inerme.”
“Fate leva sulla pietà, gaglioffo?”
“Ciò che più mi preme è rivedere mio padre.” Rispose Ardea. “Altro non chiedo. Anzi, se voi oggi qui mi uccideste, mi fareste senza dubbio un gran favore, facendomi congiungere molto prima con colui che amo più di ogni altro.”
“E chi mi dice che il vostro non sia un inganno per salvarvi?”
“Avete la mia parola” rispose Ardea “qui, davanti al mio re. Se accettate di lasciarmi partire, vi giuro che da qui a un mese ci ritroveremo, proprio in questa sala, per il nostro duello.”
“E sia” disse il cavaliere senza nome “recatevi da vostro padre. Il nostro duello avverrà però tra un anno esatto da oggi, nel giorno dell’Assunta. E non qui, ma sul monte che gli afragolignonesi ritengono sacro, nella Cappella dell’apparizione di San Michele Arcangelo.”
“Con questo gesto” rispose Ardea “dimostrate onore e generosità. Tra un anno mi troverete ad attendervi in quel santo asilo che avete scelto.”
“Ma badate bene, cavaliere” intimò con tono gravoso quel cavaliere senza nome “che se mancherete al nostro appuntamento io verrò a cercarvi! E statene certo che vi troverò!”
Detto questo, scortato dall’irriverente nano, quel misterioso cavaliere abbandonò la corte, lasciando su tutti i presenti un’inquietudine ed un senso di smarrimento mai provati prima.


(Continua...)
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AMICO TI SARO' E SOLO QUELLO... E' UN SACRO PATTO DA FRATELLO A FRATELLO

Ultima modifica di Guisgard : 27-10-2009 alle ore 03.04.36.
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