Discussione: Il Romanzo della Notte
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Vecchio 11-10-2018, 04.34.27   #37
Guisgard
Cavaliere della Tavola Rotonda
 
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Guisgard di lui non si fa che parlare beneGuisgard di lui non si fa che parlare beneGuisgard di lui non si fa che parlare beneGuisgard di lui non si fa che parlare beneGuisgard di lui non si fa che parlare beneGuisgard di lui non si fa che parlare bene
E' in notti come queste che la Luna si fa clemente ed ascolta, dove le stelle sono più vicine e le ombre smettono di fuggire.
E' in notti come queste che ai propri fantasmi si da un nome, quello della propria solitudine.
E' in notti come queste che la scrittura diventa reale...

"Quante donne hanno donato il loro volto ad infinite Lune notturne e a quante stelle hanno prestato il proprio nome.
Quanti sospiri, quanti sussurri si sono confusi con i versi e le rime di sognanti serenate, fra i fili intrecciati di biondi o bruni capelli simili a trame filate di romanzi e ballate.
Quante strade hanno incrociato città lontane e borghi dimenticati, di balconi, logge e finestre sospese nei crepuscoli erranti di costellazioni dal corso perpetuo, tra le malinconiche attese di compagne di giorni andati fra i banchi di scuola.
Quanti fiori dai mille colori e dai petali cangianti, di quel nettare di magica ed irriverente giovinezza che con i loro profumi soporiferi hanno confuso amore, sesso e passione.
Quante statue di sale sciolte nei giorni dell'adolescenza, dai volti ridenti e gli sguardi ammalianti, frutto d'incanti e promesse celate.
Quante ombre stanotte si accalcano e chiamano con mille voci diverse di donne mai amate davvero, che oggi rivivono simili ad illusioni nelle pagine bianche di racconti e di giochi.
"Non vi erano Isotta e Alcesti, senza filtri o veleni e non correva alcuna Francesca fra fantasmi e demoni dannati di un Inferno di solitudine.
Non vidi mai Berenice o Grimilde, né nessuna Penelope filante d'attesa e speranza.
Nulla, se non le mille novelle di un Decamerone d'Oriente, fra l'Isola d'Ischia e Zante, fra le guglie e le nuvole dei giardini d'Estate Cumani.
Poi giungesti tu, oh Maria, dalla pelle bianca e dai chiari capelli.
Gli occhi come gemme e le labbra di corallo.
D'alabastro erano i tuoi giorni, di agata e pervinche le tue sere.
E le notti, dai mille tesori, come scrigni mi accolsero in quel canto d'amore perduto, fra ritorni troppo attesi e sogni mai davvero narrati.
E' per te che scrivo, è per te che viaggio tra Sygma e Sant'Agata, dove solo il conforto dei desideri trova valore.
Stanotte passerà, ma non le sue stelle e la sua Luna, ormai per nessun altro, se non per te, eroina dei miei sogni."

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AMICO TI SARO' E SOLO QUELLO... E' UN SACRO PATTO DA FRATELLO A FRATELLO
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