Camelot, la patria della cavalleria

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llamrei 19-07-2011 16.31.36

si, vale la pena. Perché non si fa per avere qualcosa in cambio o meglio: si fa per aver SI' qualcosa in cambio, ma non nel senso materiale o sottoforma di riconoscimento pubblico dell'ammirevole operato offerto, ma quel qualcosa in cambio è il semplice "grazie" che si riceve da chi si è offerto qualcosa di nostro...

se vogliamo possiamo definirlo "egoismo pulito" ... la gratificazione che ne riceviamo quando vediamo che qualcosa fatto è andato bene e che qualcun altro ora sta un pò meglio...

Rohan 19-07-2011 16.33.38

Bene, credo che a questo punto la questione sia risolta :smile:

llamrei 19-07-2011 16.36.15

Mi fa piacere;)
La parcella te la farò avere tramite l'eunuco di Guisgard. Mi raccomando: che la frutta sia di buona qualità:smile_wave:

Rohan 19-07-2011 22.03.45

Ahahah, va bene, grazie :smile_lol:

Lancelot 23-10-2011 21.50.59

Vorrei spendere anche io due parole su questo argomento, se mi è concesso.
Io credo che un Cavaliere non sia nulla senza la sua fede, quest'ultima intesa come la ferma credenza in dogmi o assunti non comprovati ma basati sulla propria personale convinzione, o sull'autorità più alta di chi se ne fosse fatto portavoce (ad esempio, la Chiesa).
Un Cavaliere per definizione dedica la propria vita al sacrificio nello sforzo perpetuo di "elevarsi". Ma non ci si può elevare a qualcosa in cui non si creda, e che ci faccia da guida come un faro nella notte.
E' evidente che la differenza fra un semplice uomo buono e un Cavaliere, è la volontà di incarnare attraverso le proprie azioni un modello ideale e assoluto di "Sacro" all'interno del mondo terreno. Se l'uomo comune è "pellegrino" su questa Terra, il Cavaliere, attraverso il servizio e l'Ideale (che il sacro laico morale corrisponda all'etico cristiano, è un caso ma non una conditio sine qua non), diviene a sua volta guida e faro per gli altri, e si libera dalla condizione di "pellegrino" salvando se stesso dall'assenza di significato, e quindi da una vita vuota. Non è la libertà dal peccato che il Cavaliere ricerca, ma la libertà dall'assenza di significato, dallo spreco della propria vita. "Nel servirci l'un l'altro, diveniamo liberi."

Morris 24-10-2011 11.17.00

Un Cavaliere raggiunge la propria elevazione proprio quando agisce, finalmente, senza alcun riferimento esterno... a prescindere da tutto:
fede, codice, dogma, etc.
La coscienza è al di sopra di tutto e diventa l'essente..il fondamento!

Sir Morris


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